giovedì 15 febbraio 2018

BRINDISI

Ho alzato un calice colmo
degli unici diamanti
- così le chiama mio fratello -
dai quali ancora nasce qualcosa,
per un brindisi solitario
nel cuore calmo del tuo giardino:
alla malinconia pesante,
che mi assale in questo luogo,
di cura, silenzio, pace.

E oggi
da quella tua nuvola colorata,
mentre il brutto tempo si avvicina, 
chissà cosa penserai di tutto questo;
da quella tua nuvola colorata,
mentre il bel tempo sperato
tarda ad arrivare (ma arriva),
chissà cosa dirai di tutto questo.

Mi piacerà sempre essere nata
il giorno dopo il tuo.




venerdì 29 dicembre 2017

angelo della neve

Mi chiamo Angelo. Ogni giorno osservo dalla finestra del mio appartamento la strada, la vita. La mia vista non è più quella di una volta, ma il bianco abbagliante della neve riflette il sole fin quassù. A volte, quando le mie gambe me lo permettono, esco. Per le mie scarpe, la strada è sempre più impervia, il gradino più alto, il buco più profondo. Il ghiaccio è scivoloso. Molto scivoloso. Molto pericoloso. Ha nevicato a Bellinzona, la città in cui abito,  ha nevicato sui marciapiedi, qualche giorno fa, anche sulle poche strade che percorro. La neve non mi fa paura, io la conosco: da qualche anno, nevica sui miei pensieri, sui miei capelli, nelle mie orecchie: ci sento poco, ma sul mio cuore buono non attecchisce nemmeno un fiocco. Oggi era un buon giorno, ho infilato il berretto. Ho trovato un piccone e una pala e li ho trascinati, come due stampelle, lungo il piazzale, lungo il marciapiede, lungo la strada, fino alla fermata. Lì, mi sono riposato un attimo e poi mi sono messo a lavorare. Movimenti calmi, lenti, inesorabili. Il ghiaccio respingeva i miei flebili colpi, ma nulla ha potuto contro la calda forza del mio cuore. È arrivata una ragazza. Non so chi sia, ma conosco il suo cane, non sento cosa dice, ma le offro un sorriso di pochi denti: ha impugnato la pala. Ci abbiamo messo poco, insieme, a liberare un passaggio sufficientemente grande. Per le persone anziane che faticano ad alzare i piedi. Per la signora imbellettata, il cui sguardo malizioso e divertito, più che infastidirmi, mi ha spronato.Per le mamme con i passeggini. Per chiunque voglia partire per un viaggio, proprio da qui. Così, dalla mia finestra, potrò immaginare, le storie, le avventure, gli orizzonti di queste partenze. Anche per i cani, se volessero salire sull'autopostale. Questo cane mi sta simpatico. A volte, quando mi ricordo dove abita, passo a trovarlo. A volte finisco lì per caso, allora lo saluto. Se quel giorno piove, non importa: l'acqua dipana i miei pensieri, scioglie i fiocchi. Finito il lavoro, ho trascinato gli attrezzi fino a casa, a piccoli passi.  Domani magari scenderò di nuovo, potrei liberare la fermata di ritorno. Mi chiamo Angelo. Ogni giorno osservo la strada, la vita; mi scalda il cuore.




giovedì 21 dicembre 2017

grace kelly avvelenata

Avete capito bene, sto proprio per infilare uno dei pilastri del cantautorato italiano nello stesso post di una stella del pop mondiale. I coraggiosi, dopo aver preso coscienza di questo fatto, possono continuare a leggere. Inizio dal primo, che è forse anche quello che conosco meglio. Inizio dal primo, che quante volte avrei voluto averle scritte io le sue canzoni. E che quante volte l'abbiamo, l'ho sentita così nostra, mia, calzante la sua canzone più sfacciata: ha più di quarant'anni, ma è sempre così maledettamente attuale. Ho rimesso nello stereo della macchina uno dei suoi cd, una raccolta dei successi. Non guido volentieri, ma quando dalle casse esce la voce di Francesco, potrei fare il giro del mondo (quasi). Di quell'altro, alto, bello, sorridente, se ne sentiva parlare da un po', ma personalmente non ci avevo mai fatto troppo caso, come quando la mia compagna di banco delle elementari insisteva per farmi ascoltare rosso relativo ed io non ci sentivo per partito preso (già allora). Ultimamente ho trovato il tempo per fermarmi ad ascoltare; ma mika solo ascoltare, anche leggere, guardare e sentire. Perché come dice il mio nuovo (traparentesistrepitoso) insegnante, le cose non si fanno, si sentono. E con questo giovanotto ci sentono in tanti, fortunatamente non solo per il suo sorriso - che su di me sortisce la stessa simpatia immediata di quello di Gaber - e per la sua musica, ma anche, pian piano, per gli occhi che nascondono una storia non sempre facile, di difficoltà, discriminazioni, viaggi, conoscenza, studio (anche sulla cultura italiana), che l'hanno portato finalmente lì dove merita di essere. Ho tirato fuori due canzoni, quelle del titolo, perché, sempre più mi sembrano avvicinarsi e mescolarsi. Sempre più mi sembrano l'unica, ironica, severa, giusta risposta a chi ancora non perde l'occasione per stare zitto. Le cose si sentono. Grazie Francesco, grazie Mika, anche stasera andiamo avanti.

L'avvelenata di Michael Holbrook Penniman Jr. è Grace Kelly. Questa canzone esce nel 2007 ed è contenuta nell'album Life in cartoon motion insieme ad un altro famosissimo singolo, take it easy. Questo album catapulta il cantante alla vetta delle classifiche, da lui cavalcate con maestria ormai da più o meno dieci anni. Grace Kelly è il brano ironico-incazzato di Mika, la sua risposta alle case discografiche (inviata veramente per e-mail), le quali volevano accettarne la musica solo a patto di poterne condizionare l'interpretazione, lo stile, la direzione. Alle orecchie più attente, la melodia di questa canzone, come pure il senso, potrà ricordare e richiamare quella di Largo al factotum di Rossiniana memoria.


L'avvelenata, storico brano incazzato di Francesco Guccini (*1940), vede la luce nel 1974. Il brano doveva inizialmente essere eseguito solamente live, ma a causa del suo immediato successo finì col venir inciso nel 1976 sull'album via Paolo Fabbri 43. Si tratta di una canzone-risposta al periodo storico (mai finito), il quale prevedeva che i cantautori ed i musicisti si esibissero a buonissimo prezzo, se non gratuitamente e che vedeva chiunque spiegare a Guccini stesso come comportarsi. A scatenare la nascita della canzone è però la classica "goccia che fa traboccare il vaso". La goccia, in questo caso, è la recensione negativa scritta dal giornalista Riccardo Bertoncelli (citato nella canzone) apparsa sulla rivista Gong. Oggi, mentre Guccini ormai si è ritirato dalla scena, via Paolo Fabbri 43 è reputato uno dei dischi italiani più belli in assoluto.

                                      


domenica 10 dicembre 2017

scusi

andarsene, per la seconda scelta, per la calma, la pace, il silenzio, per ricominciare da capo (sempre così) o rimanere, con i piedi ben saldi e il sedere altrettanto, per rivendicare il sacrosanto diritto di scegliersi un posto, un cane, un cuore, un libro, un lavoro (è un lavoro, certamente) o un cavolo di sedile su un treno in corsa, senza essere disturbati da queste voci che si sovrastano - che ripeto, ripeto e ripeto, quasi sempre la dinamica è inversamente proporzionale alla profondità del discorso - o dal baccano degli alberi che cadono. Scusi. Scusi. Scusi. Vi scuso. Buongiorno. Ma senta, buongiorno un... cane, un cane, bernese, al quale mandi i tuoi baci da paradiso, maiuscolo, fino a Melide.



lunedì 27 novembre 2017

invisibili


Invisibili:
i tuoi pensieri, i miei sentieri,
il bianco del foglio che hai colorato,
invisibile il tuo passato, il mio futuro,
invisibile il muro, che ci separa.

Invisibile il dolore,
l'odore, il respiro del mio cane addormentato,
anche il palato, se non apri bocca,
invisibile il fondo della brocca - col vino,
invisibile il destino.

Invisibili:
le tue impronte, quando non c'è la neve,
questa vicinanza lieve, 
invisibile il passo di danza che devi ancora fare,
invisibili il deserto e il mare - da qui.

Invisibile il sogno che hai sognato,
se non me lo racconti o un fiato, in estate.
Invisibile la cascata prima di lanciarsi,
tutto l'allenarsi quando hai perso,
o già vinto da un po'.

Invisibili:
come una canzone, una melodia che ronza in testa,
come chi riordina - i piatti, i bicchieri,
i cuori e i pensieri -
con pazienza, dopo una festa.

Invisibile il bene che hai fatto,
il dentro, il dietro, il sotto,
tutto quello che hai rotto o senza saperlo riparato.
È invisibile il piede nella scarpa,
il sorriso che affondi nella sciarpa.

Invisibili:
il cuore, l'amore, il tempo, la musica;
la presenza, l'importanza, la complicità,
la grandezza di quel che non si riesce a guardare,
 di tutto questo sentire, esserci, essere.



Grazie, C.

giovedì 2 novembre 2017

messo in tasca

C'è un pubblico eterogeneo, mezzo giallo, mezzo verde, che va dal bambino di dodici anni con i suoi due bicchieri di acqua minerale, alla signora col bastone. Parte da prima di Sanremo, poi ci passa, per la maggior parte di noi, a raccogliere i grandi numeri, raggiunge i talent, salta dal "peròèpropriounbelragazzo" al "machevoce". C'è, ma la mettiamo via, nel senso che ce la dimentichiamo, una regia del suono dai risultati piuttosto scadenti, ché almeno la metà della prima strofa di ogni canzone accompagnata dalla band occorre immaginarsela, seguendo il labiale. C'è, concedetemelo, un live forse un po' acerbo per il mondo, ma che ha innegabilmente del buono. C'è, e lo mettiamo in tasca, sotto al fazzoletto, così da non farlo cascare fuori, l'apice della serata, che va cercato sicuramente nel momento percosìdire acustico. Mettiamo in tasca una gran voce, una buona estensione e delle potenzialità - dico potenzialità perché sembra che le promesse siano troppo fragili. Mettiamo in tasca, questa senza esitare, una tanto (tanto) azzardata quanto (tanto) azzeccata Hallelujah di Coehn: che le cicatrici assomigliano un po' alle crepe che lasciano entrare la luce. Chiudiamo la zip, con un movimento lesto, per non far entrare chi, sotto il palco, con la più buona intenzione, ma la peggio(re) intonazione, si arrampica su questo momento topico capito(mbo)lando con il proprio contributo. Portiamo via l'arrangiamento di vietato morire in abito buono e qualche piccolo dubbio verso una band di fratelli, certamente valida, ma con un guardaroba (metaforico) ancora da aprire e mostrare. In tasca abbiamo messo - tasche grosse le nostre, certo - qualche chicca, qualche testo gentile, sognante, delicato. Abbiamo messo via questa voglia di dire, fare, dare, vivere il bene, il buono delle cose, il bello della vita, anche quando il mazzo dà picche. Abbiamo messo via il male, da non giustificare, da usare come trampolino di lancio, per brillare un po' di più. Abbiamo messo via un ponte, che unisce, sorride storto e di sincera umiltà, e che, certamente, farà ancora un po' di strada. Abbiamo cercato di mettere tutto questo nella tasca destra in alto, ma oggi, appena svegli, qualcosina l'abbiamo spostato, nella tasca di un qualunque mattino, che è poi di un'altra penna, un altro ponte, da questa all'altra parte del mare. Avanti tutta, Ermal. Ciao, Gianmaria.




martedì 24 ottobre 2017

ci sono novità

        Quanta strada nei suoi sandali
pesanti santi sandali
             e quante lacrime
                                    poche troppe lacrime.         E una mano,
                             mano tesa

ma no.













travolti stravolti risvolti coinvolti coi volti nei volti a volte volteggi te voli alto assalto saxalto salto su su sul
sul momento tormento strumento non mento non menti venti senti senti sentieri eri eri eri
se ieri oggi domani anche domani ance domani do mani ricevo mani ma sì ma ma ma
spero ero ero ero sarò farò luce c'è fa fa fa diesis
sol diesis solo mai più solo solo sole so so so
sogno di di dimmi diminuito ito dritto dritto al punto punto vita vita
vita
.


martedì 3 ottobre 2017

wage peace





Wage peace with your breath.
Breathe in firemen and rubble, breathe out whole buildings and flocks of redwing blackbirds. 
Breathe in terrorists and breathe out sleeping children and freshly mown fields. 
Breath in confusion and breathe out maple trees. 
Breathe in the fallen and breathe out lifelong friendships intact. 
Wage peace with your listening: hearing sirens, pray loud.
Remember your tools: flower seeds,clothes pins,clean rivers. 
Make soup. 
Play music,learn the word for thank you in three languages.
Learn to knit and make a hat. 
Think of chaos as dancing raspberries,
imagine grief as the outbreath of beauty or the gesture of fish.
Swim for the other side.
Wage peace. 
Never has the world seemed so fresh and precious. 
Have a cup of tea and rejoice.
Act as if armistice has already arrived.
Don't wait another minute.

Mary Oliver (1935*)


venerdì 16 giugno 2017

Articulaziòn



Sabato 17.06, 14:30, Monte Carasso, Sala Multiuso casa delle Società
Mercoledì 21.06, 20:00, Lucerna, Theater Pavillon

A Lucerna il mio masterrecital completo, a Monte Carasso un mix con quello di Eva-Maria Karbacher! SIATECI

lunedì 10 aprile 2017

Equilibrio

Equilibrio è il titolo della mia fotografia che partecipa al concorso "Giovani Scatti Belli", aperto alle fotografie di giovani provenienti dal bellinzonese. Queste fotografie hanno come tema i giovani e il loro modo di vedersi. Una cosa da dire è che le votazioni si concluderanno il trentuno aprile, ragion per cui, noi non potevamo mancare. Equilibrio ha bisogno del vostro aiuto per scalare la classifica! Bastano davvero pochi Click! GRAZIE DI CUORE!



venerdì 31 marzo 2017

Loro sono 88, tu sei infinito

All'alba del giorno dopo. L'alba del giorno dopo, pare accendere un po' di più Lucerna. Il lago dei quattro cantoni brilla di una luce nuova, mentre il traffico del mattino scorre. Sto andando a prendere il treno per tornare a casa e, dirigendomi verso la stazione, - ormai di nuovo padrona della sua vita e dei suoi binari - guardo l'imponente stabile che contiene una delle sale da concerto più famose d'Europa. La sala grande del KKL è un'enorme imbarcazione bianca, attraccata sotto a un cielo stellato. Sul ponte, a volte, compare qualcuno. Ieri sera quel qualcuno ha fatto salpare la nave, in un viaggio di stanze. E nel viaggio, com'è giusto che sia, ha accorciato le distanze. Sul ponte della nostra nave non c'era Novecento ma, per quel che mi riguarda, se Novecento avesse un volto, assomiglierebbe certamente a quello di Ezio e così il suo sorriso.

È inutile nascondercelo. Qualcuno si è alzato ed è tornato a casa su qualche piccola scialuppa. Qualcuno ha passato la serata, sfuggendo alle riprese provenienti dal palco, a chiedere di tornare indietro, a navigare in un altro senso, attaccato a un telefono che non sappiamo più spegnere. Vi dirò, credo di poterlo capire, anche se personalmente non appartengo al partito di chi abbandona una nave, soprattutto se non sta affondando, ma prendendo il volo, come in questo caso. Chi è rimasto ha vissuto qualcosa di forte. . Che sarebbe più facile spiegarlo con un Cage-iano, lungo, silenzio, com'è andata, condito con una specie di sorriso. Perché riassumere quello che è successo in quasi tre ore – tre – di concerto, di scambio, di navigazione, è difficile. Davvero difficile. Perché le parole immiseriscono e trovare una risposta adeguata a quel “com'era?” che ti aspetta a casa è forse impossibile.

È andata che questo tizio vestito di nero, ha snocciolato aneddoti, riflessioni, racconti, umanità, musica, seduto davanti al suo pianoforte, al suo fratello, al suo salvagente - se vogliamo continuare con le metafore navali. È andata, che abbiamo incontrato Chopin e Bach (der alte Mann) fusi (guardate poi voi in che senso), Cage (e mi verrebbe da dire, tanto Cage, che forse – mi permetto - è partito tutto da lui, da quel primo “Bravo”), Emily Dickinson. Scriviamo e riceviamo cartoline da lontano. E, nella seconda parte, veniamo travolti dalla Sonata numero 1 in sol minore, che un po' ti tira sotto, un po' ti riaccompagna a riva: è sua, immensamente sua, ed improvvisamente nostra, per tutti i più o meno quarantacinque minuti che la compongono, che però scivolano via svelti. C'è che se guardi, se ti ostini a guardare, ti viene presto il mal di mare, ma se chiudi gli occhi, se riesci a chiudere gli occhi e a rimanere lì, a non cedere, vieni cullato dal suono delle onde e sei, finalmente, libero – libero - di immaginarti un orizzonte nuovo, per te, per gli altri.

“loro sono 88, tu sei infinito” scriveva Baricco tra le pagine del suo monologo teatrale. “Loro sono 88, tu sei infinito” diceva Novecento a Max Tooney, spiegandogli perché lui non sarebbe sceso dalla nave. “Loro sono 88, tu sei infinito” dico anche io, a quest'uomo, pianista, compositore, direttore. Loro sono 88, tu sei infinito, Ezio: and it's never – never - over.


I. Adagio doloroso, verso il brio, con furore, Adagio. (Entering the rooms)

II. Trio: Sospeso, Dolcemente, con moto, agitato. (Fidding the rooms, Imaginary room mates)



III. Finale: Allegro molto, calmo, presto, come una danza (the 12th Room)

lunedì 27 marzo 2017

Guarda la fotografia


Era settembre 2012, quando SpazioReale ha aperto le sue porte per la prima volta, per mostrarci delle fotografie custodite nelle sale dell'antico convento di Monte Carasso. Erano quelle de Il resto della vita, di Gianluca Grossi. Da allora sono passati più o meno (meno) cinque anni, nei quali abbiamo avuto modo di visionare un gran numero di fotografie, ricambiare diversi sguardi (o seguirne la direzione), incontrare persone, professionisti della fotografia vicini e lontani, cittadini del mondo, vicini di casa o entrambe le cose. SpazioReale riapre e, dopo aver mancato le vie parallele, ho colto l'invito a visitare quest'ultima mostra (ultima solo per ora, si intende). Machevelodicoafare, non ho potuto fare a meno di tirare fuori la macchina dalla borsa; chissà, forse è proprio lo Spazio a suggerirlo. Insomma, qui trovate qualche immagine di questo luogo e delle fotografie scattate da Gianluca Grossi, le quali saranno visibili fino all'undici giugno. Le pagine dei taccuini che vedete appese, sono a loro volta scritte dalla penna del reporter. Sono lì, appese, sospese. 

Anche questa volta sono e siamo stati dentro e fuori il Convento e, forse, una volta dentro, non ci siamo nemmeno fermati lì. Siamo partiti e tornati, un po' cambiati, o magari più fermamente attaccati, rimasti saldi all'idea di non cedere all'urto dell'ignoranza. Di resistere. Resistenze fa pubblicità alla vita. Senza nessun aggettivo possessivo (o con tutti quelli possibili). Io ve lo dico, passate di lì, se avete tempo. Guardate le fotografie. E, magari, poi, una volta a casa, riascoltatevi Jannacci.














domenica 8 maggio 2016

The 12th Room, Como, 05.05.2016

Oggi, il mio cane, appena ho iniziato a "suonarti", si è messo a borbottare uggiolii sommessi: non credo intendesse suggerire che suoni da cani. In loop, per ora e per ore, solo la dodicesima stanza, a cercare o trovare gli otto elementi e le dodici stanze in dodici. E se noi ti suoniamo alla DJ, tu ce le hai suonate di santa ragione, l'altra sera. Badando bene a non farci mai male e mandandoci a casa con una sensazione strana, contrastante e difficile da spiegare, nel cuore (nell'atrio o chissà?). E questa sensazione è un qualcosa che mi fa stare in pace, dà forza, rinnova la curiosità nello sguardo e la voglia di fare. E quindi, a pensarci bene, anche nel bocchino del mio sax sta una "camera". E l'energia da buona lacrima che ci hai regalato, d'ora in poi, me la porterò appresso, ogni volta che suonerò (magari New York o Angels I, se capisco come fare ad ordinarle).
Credo proprio che ci vedremo a novembre. Ci vediamo dove sta di casa la mia practice room, nella meravigliosa città della musica e della distanza. Ma che le distanze, da giovedì, si sono trasformate in due - sole - stanze. E che a guardare bene, o a sentire meglio, c'è solo una porta, lì in mezzo, e la sua chiave, che è un sorriso, ce l'abbiamo già in tasca. Ci vediamo a Lucerna, Ezio. Grazie, di cuore.




giovedì 10 settembre 2015

Jeux de vagues très animé

STIAMO
con le caviglie a mollo
tra giochi
tragici 
di onde e vuoti
MOLTO ANIMATI


© GT scàja 2015

è un'onda che cerca adozione


venerdì 27 febbraio 2015

Dog-factor aka ti socializzo la noce del capocollo!

Mi ero ripromessa di fare - quantomeno - una pausa con i post a tema cinofilo. Purtroppo non ce l'ho fatta. Ma il punto è che non sono io a volerli scrivere, è proprio la gente idiota che incontro in giro (devo avere una calamita con un polo piuttosto forte) a dettarmeli, lettera per lettera, perché una parola per volta è un po' troppo.

Stamattina la mia giornata è iniziata poco dopo le sette. Alle sette e trenta ero in giardino. Dalle otto alle nove meno un quarto in casa col sax in bocca e alle nove di nuovo in giardino. Ho iniziato a lavorare a quell'ora con un border collie di quasi dieci mesi. È il cane nuovo - no, non è più quello di prima.

A me sembra evidente. Non so a voi. Voglio dire, non abbiamo nascosto il Denver per dieci mesi prima di ritirarlo fuori cucciolo, non è andato in letargo e non è stato tutto il tempo in casa a fare i bisogni nella sabbietta (qualcuno l'ha ipotizzato per davvero). Soprattutto non ci è caduto in una pozione di lunga vita, non è rinato a maggio (né cervo a primavera).
Tanto per chiarirci e rinfrescarvi la memoria era anche lui tricolore, era anche lui Berten Coller (true story), d'accordo, ma aveva una bella riga bianca in mezzo al muso, una C sulla schiena, era grande e grosso e pisciava alzando la zampa. Adesso - purtroppo - è morto. Non fatevi confondere dal fatto che nei nostri cuori non lo sia per niente.

Che vi piaccia o meno, nel nostro giardino adesso c'è una signorina. Si chiama Gwen che si pronuncia Guèn e non mi sembra poi così difficile da imparare. Naturalmente capisco che ci si possa sbagliare, e non vi insulterò di certo se mi chiederete qualche volta di ripetervi il suo nome. In ogni caso escluderei Glenny, Ginger, Gwisper, Gwinny, Glenda, Gwendy, Wendy, Gwenda o Candy, Dolly, Ninetto o chenesoio. Se proprio non ce la fate a ricordarvi il suo nome poco importa. Non è necessario che la chiamiate, anzi, non fatelo proprio. Non vi ubbidirà e non vedo nemmeno perché debba farlo.

Smettetela di ricordarmi quanto era bravo il Denver. Perché, che ci crediate o no, sarà la memoria d'elefante, saranno i casi della vita, me lo ricordo bene, probabilmente molto meglio di voi. Voi invece - a quanto pare - non vi ricordate che non è nato com'è morto - se non per anima bella e gentilezza. Non vi ricordate che per almeno sei anni ho trascorso tre sere a settimana sul campo della Società cinofila di Bellinzona. E le restanti nel mio giardino. Caldo o freddo, sole o acqua. Mi spiace che affacciandovi alle vostre finestre, scocciati come sempre, riusciate solo a immagazzinare gli abbai delle due del pomeriggio, rivolti per altro ai vostri stupidi gatti. Se solo guardaste o ascoltaste un pochino meglio, vedreste quanti progressi - in tutte le direzioni - si siano già manifestati. Ma non per grazia divina e nemmeno per merito vestro: per il tempo dedicatole

Lo ripeto. Avevo deciso di non metterle addosso pesi non suoi. Di non avere aspettative, di non fare paragoni. Non è stato facile. Non lo è nemmeno adesso. Anche perché a quanto pare le aspettative vengono più da fuori che da dentro. Mi pare di capire, a questo punto, che quelli con le aspettative eravate, siete voi. Bene, fatevele su qualcun altro. Lasciateci in pace. Io conosco due occhietti vispi e marroni e due orecchie da pipistrello che l'hanno capito dal primo giorno di avere un ruolo speciale, pensa un po', senza le vostre traduzioni. E che hanno raccolto questa responsabilità senza dirlo a nessuno, nemmeno a voi. E che non mi hanno mai delusa, né credo lo faranno. Questa qui non è che mi completa, no, è proprio uguale a me. E che ci crediate o no, abbiamo in mente ancora diverse cose da fare, insieme.

Alle nove e mezza siamo usciti dalla zona più o meno franca del nostro giardino per una passeggiata.

Fosse una passeggiata andare in passeggiata.
Dopo dieci minuti avevamo incontrato una signora che, candidamente, ha annunciato che sicuramente quando se ne andrà, il cane, mi mancherà un sacco. Ora, non lo metto in dubbio, sciura, ma, facendo le corna, almeno un dodici anni prima di preoccuparmi di questa faccenda vorrei averli. Non meniamo gramo, eh.
Dopo venti minuti eccola, lei, l'immancabile, irrinunciabile donna col dog-factor. La vedo, non posso sbagliarmi, sarà lei la dispensatrice di perle quotidiane. State attenti, eccovi la sua descrizione tipo:

- donna
- quaranta chili per un cane di quarantacinque (meglio se maschio intero e di taglia grande)
- sulla quarantina anche con gli anni (ma spesso e volentieri più vecchia)
- ignorante
- sorda

procede con disinvoltura sul marciapiede di fronte, ma che dico procede, ma che dico disinvoltura. È più un avanzare rapidamente in stile sci nautico a penzoloni del guinzaglio del suo cane (maschio intero, taglia grande). È più un avanzare senza toccare terra, stile Gesù Cristo sull'acqua. Eccola che in men che non si dica, senza nemmeno guardare se arrivino macchine, si fa trascinare oltre la carreggiata e nella mia direzione dal suo... bel cucciolone. State pronti perché... eccola, la domanda che ti fa capire che la situazione non promette nulla di buono; l'immancabile, l'irrinunciabile: È FEMMINA? E così, dopo averla pregata in 15 lingue diverse di TIRARE DRITTA, eccola assumere l'immancabile, l'irrinunciabile espressione da "ma tu non capisci" ed avanzare maggiormente. Alla fine, nei migliori dei casi, si riesce a far capire - in qualche modo - alla suddetta donna-con-dog-factor che il tuo cane non incrocerà il suo né in mezzo alla strada, né sul marciapiede, ma soprattutto NON AL GUINZAGLIO. Viene spontaneo cercare di farlo gentilmente, almeno a me, spiegarne alla velocità della luce (prima che il danno sia fatto) le ragioni soggettive e quelle oggettivamente oggettive. I perché e i percome. Non importa quanto tu sia credibile. Non importa quanto bagaglio culturale o cinofilo ti porti appresso (quello effettivamente importa poco dappertutto). La donna-con-dog-factor si guarderà dall'alto in basso, ti darà del maleducato e sentenzierà:

Guarda che lo devi far socializzare
quel cane lì.

E tu, ricorrendo a tutto il tuo self-control, alla gentilezza che ti ha insegnato la mamma, a quella che ti ha insegnato il nonno, a quella che ti hanno insegnato a scuola, sfoggiando il tuo miglior sorriso, le risponderai con tono pacato:

TI SOCIALIZZO LA NOCE DEL CAPOCOLLO.




venerdì 10 ottobre 2014

La cinofilia a naso che mi ha rotto (in 30 punti 30)

Lo scrivo prima, perché c'è la remota possibilità che qualcuno, scocciato da tutto questo sarcasmo o toccato nel profondo del proprio animo sensibile, non arrivi in fondo al post per poter leggere che in questi ultimi mesi, questi mesi di Gwendolanza - per carità, qualcuno, assolutamente, anche prima - ho incontrato anche gente disponibile, simpatica, formata o semplicemente gentile e interessata, ma che il nervoso a vedere e sentire certe cose mi sale ancora parecchio. L'unico titolo che ho da sfoggiare per aver potuto scrivere quel che state per leggere è la fiducia nel mio cane. In quello di prima (cieca, profonda e immutata) e in quella di adesso (ridente, turbinosa e in vertiginoso crescendo). Il resto, il vostro resto, non mi interessa. Anche a me, come a Socrate, vien da dire: "Più conosco gli uomini, più amo il mio cane."



1. Allevatori simil-seri: mi avete rotto.
2. Allevatori per soldi: mi avete rotto.

3. Allevatori senza basi di genetica: mi avete rotto.
4. Istruttori incompetenti e incoerenti con poveri cani, poveri: mi avete rotto.

5. Assetati di vittoria che vi fate chiamare agilisti senza il "ti": mi avete rotto.
6. Bestemmiatori dentro e fuori ring: mi avete rotto.

7. Proprietari che "il mio cane è buono, non preoccuparti": mi avete rotto.
8. Proprietari di collari a strangolo e idee malsane: mi avete rotto.

9. Istruttori che "qui usiamo i metodi gentili, vietata la coercizione, adesso però strattonalo, sottomettilo, tagliagli le gambe, defenestralo": mi avete rotto.
10. Inventori e fautori di discipline cinofile improbabili, buone solo per chi non combina nulla del resto: mi avete rotto.
11. Compagnie di recupero randagi provenienti dall'altro capo del mondo: per quanto in buona fede, mi avete rotto comunque.
12. Presunti cinofili convinti che siano Border Collies solo quelli bianchi e neri: mi avete rotto.
13. Proprietari che portate cuccioli di razze per così dire "attive" a spasso per ore: oltre che essere deficienti, mi avete anche rotto.
14. Giudici che decidete se assegnare le penalità di zona in base al culo della conduttrice: mi avete parecchio rotto.
15. Proprietari scocciati di esserlo: mi avete rotto.
16. Ciechi fautori della barf: siete nuovi, ma mi avete già rotto.
17. Proprietari che per stare bene dovete continuare ad acquistare cuccioli uno dopo l'altro, col risultato di non star dietro a nessuno di loro: mi avete rotto.
18. Ignoranti e convinti fautori del "dai, lascia entrare anche il tuo cane nel letto": a casa vostra fate quello che volete, come faccio io a casa mia, intanto mi avete rotto.
19. Proprietari e/o istruttori che portate cani in estro sul campo o in gara: mi avete rotto.
20. Fautori del gioco al guinzaglio tra cani sconosciuti: mi avete proprio rotto.
21. Proprietari di cani campioni del mondo del "non so neanche come mi chiamo": mi avete rotto.
22. Proprietari di razze diverse dal Border Collie che additate proprietari di questi ultimi dicendo "eh facile col border, quelli imparano da soli": mi avete rotto.
23. Proprietari di razze diverse dal Border che non vedete l'ora di sbarazzarvi del vostro cane per acquistare uno dei sopracitati e finalmente conquistare il mondo: mi avete rotto.
24. Istruttori con la verità in pugno: mi avete rotto.
25. Pagine ipocrite con nomi in sigla per discutere di cinofilia spinta, col divieto assoluto di utilizzare abbreviazioni e sigle nei post e con l'onnipotente che modera: mi avete rotto.
26. Proprietari che chiedete ai vostri istruttori di portare loro stessi il cane in categorie più alte per poi godervi la gloria del giro in 3 o, peggio, istruttori che chiedete a proprietari di permettervi di farlo senza insegnare a loro il modo giusto per: mi avete rotto un botto.

27. Istruttori che insegnate quello che vi fa comodo, il resto no: mi avete rotto.
28. Conduttori che sbagliate bellamente e ve la prendete col cane: siete ridicoli e mi avete rotto.
29. Proprietari che il vostro cane non è "vostro amico" ma "vostro e basta" e come tale sarà il caso che prenda quello che passa il convento, in tutti i sensi: mi avete rotto all'inverosimile.

30. Proprietari di cani obesi che "il mio cane sta bene, si gode la vita, ne cicio?": non vi rendete neanche conto, mi avete rotto.

e se sei arrivato fin qui, direi che ti meriti anche i punti bonus, dedicati ai cinofilofobi:

a) Signore che riprendete malamente proprietari di cani femmina perché questi ultimi vi pisciano contro il muretto del giardino: suggerirei un corso di fisica, uno di anatomia canina. Intanto mi avete rotto.
b) Signore che borbottate sulla soglia di casa, a proprietari di cuccioli che neanche a pagarli cagheranno mai sull'asfalto, in passeggiata a metri dalla recinzione del vostro giardino, "sarebbe meglio portare i cani a cagare nel bosco": sparatevi una saponetta in bocca random perché mi avete rotto già da una certa distanza.

c) Genitori che non insegnate a rispettare i cani e gli animali in generale ai vostri bambini: mi avete rotto.
d) Persone che "Ma il cane nuovo lo porti ancora dallo stesso veterinario?": uno- non vedo perché non dovrei, due- è degnamente qualificato, simpatico e gentile, tre- mi avete rotto.

giovedì 17 luglio 2014

Every day is a Gwending road (2)

Avevamo lasciato la nostra eroina quasi addormentata con il buon Riki-la-scimmia. E così la ritroviamo, senza sognare di farvi credere che tra un post e l'altro non si sia mossa per niente.


Dopo il pisolino è stata l'ora della pappa, che però, per provare la sua discendenza da Border-Collie-100% da generazioni non ha voluto mangiare dalla sua ciotolina. Pescarla dal misurino a quanto pare è un'operazione più avvincente, soprattutto quando il misurino si rovescia o rimane incastrato sulla zucca.




Dopo lunghe scampagnate in giardino è l'ora di una pausetta. Come location viene scelta la terrazza, ma prima di lasciarla in balia della nostra peste, qualcuno decide di scopettare via velocemente dei fiori secchi. Non sia mai! La piccola Gwendulz, anche in questo caso, non rimarrà con le zampe nelle zampe, indicando dove lei vuole che sia pulito e dove no. Insomma, lei comanda, voi eseguite.


Dopo esserci concessi (noi) una pausa con lei tra i piedi torniamo allegramente in giardino dove la marmocchietta decide di mettersi comoda e riposarsi un altro po' all'ombra.


Lasciata con la Gwendulzitter in giardino, faccio un salto al negozio per animali qui vicino. L'idea è di prendere una pettorina provvisoria, per quando dobbiamo - come oggi - abbandonare per un attimo il giardino. Oggi facciamo la nostra prima visita a quella che sarà la Gwendulz-vet: la nostra Ale.
La pettorina è bellissima, dona a colei che la porta una certa classe, risaltando con il pelo nero (di furia cagnolina del west). I brillantini cuoriciosi riflettono la luce del sole e quella degli occhi di chi la circonda. Inutile dire che nel sacchetto sono finiti anche una pallina (con la quale la signorina ha un rapporto di odio-amore: ossia, mi piace un sacco, ma le abbaio alla stragrande) e un ossicino con la cordicella (BEP BEP... UUuuuUUuUU che bel!).


Dopo la prova pettorina, andata a buon fine - ricordiamo, giusto per fare due risate, che ho dovuto comprarla per Yorkshire/Maltese - tanti vizi con la Gwendulzitter.



La giornata è così trascorsa (per ancora moooooolte ore) tra ricerche, perlustrazioni, giochi, tira-e-molla, vizi, abbaiate, scodinzolii,... Arrivando quindi al momento clou. Quello dell'esibizione canora, anche se ovviamente, la cucciola, non era assolutamente stanca (figurarsi, cfr. sotto). Ha infatti dichiarato di essersi lasciata mettere a dormire solo per noi e di aver finito col leggere ancora due-tre capitoli di Harry Potter 3 prima di cedere definitivamente.







E le esibizioni? La nostra pulcettina comincia a fare il callo sui brutti ceffi che le girano intorno e quindi la notte ha comunque fatto un po' di gorgheggi, ma ad intervalli di tempo più diluiti, permettendoci di dormire un po' di più e dormendo un po' di più lei stessa, così da essere pieni di vita per oggi!



BUONGIORNO A TUTTI






mercoledì 16 luglio 2014

Every day is Gwensday

L'abbiamo aspettata, contoallarovesciata, immaginata, sognata.
Soprattutto: l'abbiamo desiderata e l'abbiamo scelta. Una scelta che richiedeva tempo e coraggio, ma che andava fatta.

Si chiama Blacksheep Gwendolyn, per tutti solo Gwen e per pochi intimi Gwendulz. Vogliamo ammettere fin da subito che ci piacciono i nomi di questo tipo non tanto per le origini scozzesi, ma più che altro per una questione di sadismo. Ci piace mettere in difficoltà il vicinato. Soprattutto le vecchiette.

Dicevo... è arrivata.
E se è arrivata è anche ora di cominciare a raccontarvi di lei e della sua prima giornata intera a casa.
Ore 7:45, dopo notte passata a far conoscere al mondo le sue eccelse doti canore ed infischiandosene bellamente delle leggi dei 60 dB vigenti nella ridente cittadina bellinzonese, la principessina si sveglia e fa capire a modo suo di voler tornare nel suo habitat naturale - il giardino. Fresca come una rosa si appresta ad iniziare la giornata e, come ci fanno giustamente notare, i gorgheggi notturni sono più che giustificati: "io suono, lei canta.".


Dopo aver dato il buongiorno alla zietta e aver salutato i primi vicini, la nostra piccola mascotte, decide di riscattarsi per la notte in bianco, aiutando nelle faccende domestiche e improvvisandosi così aiutogiardiniera.



Ignara del pericolo che incombe inesorabile su di lei (ma che presto riceverà una doccia degna del suo nome),



la nostra pulcettina si riposa all'ombra di un alberello-stile-Natale accanto al viale principale.



Dopo una breve ma rigenerante sosta eccola sfidare, sprezzante del pericolo, i terreni più impervi a caccia delle sue nuove "amiche": le tartarughe.



Non soddisfatta della propria attrezzatura, la borderina decide di attrezzarsi come meglio può, sottraendo con astuzia gli scarponi della zietta.



e preparando una cordata.




Eccola quindi, sulla vetta del giardino, osservare tutto quello che un giorno (praticamente oggi) sarà suo.



e infine godersi un pisolaccio di metà giornata in dolce compagnia.





ehm... 

TO BE CONTINUED