venerdì 1 giugno 2012

Hylo








Il trentuno maggio di un anno fa, a Galbisio, incontravo per la prima volta questi occhi brillanti e questi sorrisi. Incontravo mani tese, richieste curiose, domande imbarazzanti. Mettevo piede in una scuola del tutto speciale, dove le classi seguono regole bizzarre e le ore passano veloci. Dove la voglia di imparare è ancora forte e le campanelle, per fortuna, non esistono. Imparavo a non sorvegliare la borsa e a mettere da parte i pregiudizi che ci inculcano in testa fin da bambini. Ritrovavo, finalmente, il sapore del vento e il profumo di libertà.






Mi hanno chiesto di voi, di incontrarvi, uno per uno.


Mi hanno chiesto perché voi non chiedete di loro.
Non ho saputo dare risposta.






sabato 19 maggio 2012

Quello che (non) ho.

Preoccuparsi dei traguardi è una costante. Abbiamo paura di non riuscire, di non fare mai abbastanza. Eppure, basterebbe fermarsi un attimo, per capire che, anche non avendo (ancora) raggiunto l'obiettivo che ci siamo prefissati prima di partire, questo sia molto più vicino di quanto non lo fosse all'inizio. La strada che abbiamo fatto è molto più lunga e ricca di quanto ci eravamo immaginati. Basta voltarsi indietro un attimo, per vedere tutti i passi avanti che abbiamo fatto, per ricordarci da dove veniamo. Basta scorrere col dito sul ricettario, per capire che la torta è quasi pronta, ma soprattutto che gli ingredienti sono già tutti sul tavolo. 
 
Ho conservato un foglio di carta, sul quale ho scritto la curiosità, la voglia di imparare, di conoscere. Ho scritto la testardaggine, l'ostinazione, la sicurezza. Ho scritto la fantasia, l'attenzione, la voglia di ascoltare. Ho scritto il ragionamento, la partecipazione, l'interpretazione. Ho scritto in una lingua ufficiale, investita da un'altra più morbida e rotonda, che non mi abbandonerà mai e che mi permette di vedere il mondo in modo diverso. Su quel foglio ho potuto scrivere quello che ho voluto io ed entrambe le cose non sono scontate, anche se a volte ce ne dimentichiamo.

La mia parola è ricetta.

Conservate la vostra, piena di sogni e di sbagli. Seguitela, ma sappiate improvvisare quando serve. Osate. Diventate ingredienti e mescolatevi con gli altri. Diventate cuochi e abbiate il coraggio di rischiare. Chiedete. Chiedete a chi ne sa più di voi e prendete appunti, se pensate di non ricordare. Seguite la vostra ricetta. Può darsi che la torta non esca come ve l'eravate immaginata, forse mancherà un po' di zucchero, forse sarà un po' bruciacchiata, ma la soddisfazione e la gioia di assaggiare, insieme a chi vorrete, qualcosa che avrete prodotto con le vostre mani e il vostro cuore, non ve le porterà via nessuno. 


La mia parola è ricetta. Perché tutti possano averne, finalmente, una propria, da leggere e da scrivere. Per un futuro ancora tutto da inventare, vivere e gustare. La mia parola è ricetta, con l'augurio che possiate inserirla nel ricettario dei vostri sogni, ma con la certezza che, anche non dovesse finire così, le ricette buone, prima o poi, lievitano sempre.



martedì 8 maggio 2012

Ninna nanna (2)

Quando ho deciso di iniziare a presentarvi le mie ninna nanne mi sono chiesta subito e più volte come avrei fatto a proporvi questa. Ve la regalo oggi, volontariamente, non perché ricorra una data particolare, sebbene siano già passati cinque mesi dal giorno in cui mi è sfuggita di mano quella boccia verde. Ho scelto un giorno quasi come un altro, perché il senso di questa canzone, per me, è quello di poter essere sfoderata quando si crede. Anzi, salta proprio fuori da sola, nemmeno qualcuno glie lo avesse chiesto.
Oggi sono partita da casa con uno dei miei regali di un Natale di più o meno dieci anni fa (di cui andavo già fiera ai tempi); al suo interno un discman contenente Six. È un disco che non conosco ancora bene, l'ho preso alla svelta prima di uscire, senza leggere la tracklist sul retro. Così, quando tra Rivera e Mezzovico mi è partita a sorpresa Lullabye (Goodnight, my Angel) di Billy Joel (River of dreams, 1993) riarrangiata da Lawson per i King's Singers ho pensato che fosse il momento buono per infilarla in questa rubrica. 



That's how you and I
will be.

domenica 29 aprile 2012

Cinquantadue cose.

Come il buon vecchio Jasper (so che solo alcuni di voi sanno già di chi sto parlando, la curiosità degli altri invece verrà placata - o foraggiata - presto), ho deciso di stilare una lista di cinquantadue cose.
A differenza sua, però, non saranno le cinquantadue azioni che non svolgerò più, bensì quelle che ho intenzione di fare appena tornerò nella terra dei boccalini e delle zoccolette, dopo questa ultima sessione oltre Gottardo. C'è da dire che, per ogni punto, me ne venivano in mente almeno altri tre e un quarto e che per questa ragione ho deciso di darmi un limite fissato a cinquantadue punti.
Jasper ne sa un bel po', così, ho pensato di rubargli l'idea di fermarmi anch'io una volta raggiunto quel numero, sicuramente non se la prenderà. Bisogna dire, inoltre, che le idee sottintese in altri punti, non vengono citate singolarmente. Per intenderci, non troverete il punto salare l'acqua se avete già letto cucinare la pasta, anche se avete in mente di salare l'acqua della vasca.
Per finire, la lista non segue un ordine logico preciso e i punti non verranno svolti in quest'ordine cronologico, tuttavia va ricordato l'impegno profuso nell'evitare di piazzare due verbi uguali vicini.

1. Evitare di puntare la sveglia.
2. Ascoltare un cd intero.
3. Preparare una torta.
4. Fare la pasta della pizza.
5. Andare a trovare qualcuno.
6. Sdraiarsi sul prato col naso in su.
7. Fare una passeggiata senza meta.
8. Leggere un libro.
9. Fare la patente.
10. Andare a un concerto.
11. Cambiare repertorio.
12. Dormire sul divano.
13. Sfogliare una rivista di dubbio interesse.
14. Guardare fuori dalla finestra per più di venti secondi di seguito.
15. Avere (di nuovo) un cane pastore.
16. Andare al mercato.
17. Cantare a squarciagola senza sapere in che tonalità siamo.
18. Fare un disegno.
19. Piantare i fiori.
20. Evitare i treni per due giorni di fila.
21. Mantenere fede alla scommessa persa.
22. Fare causa alla Vandoren.
23. Mangiare al grotto.
24. Andare al cinema.
25. Comprare una custodia nuova.
26. Alzarsi presto per fare qualcosa di bello in una giornata di sole.
27. Finire un racconto.
28. Fare una cena con gli amici.
29. Perdersi in chiacchiere fino al mattino.
30. Andare a Genova.
31. Fare rimbalzare i sassi al ponte.
32. Giocare al minigolf.
33. Take the midnight train going anywhere.
34. Costruire la casetta delle tartarughe.
35. Andare in biblioteca.
36. Fare una gita in montagna.
37. Riguardare Brisby e il segreto del Nihm, i Flappies e La spada nella roccia.
38. Suonare la chitarra con mio fratello.
39. Fare una grigliata in giardino.
40. Mangiare un gelato stracciatella.
41. Fotografare.
42. Stare seduta a tavola almeno per un'ora.
43. Passare la giornata in fattoria.
44. Avere le mani sporche.
45. Dirvi tante cose, una alla volta.
46. Cogliere l'attimo.
47. Guardare tre volte il tramonto.
48. Mettere in ordine la camera.
49. Andare al castello un buon ventodì.
50. Lasciare a casa l'orologio.
51. Scrivere una lettera.
52. Iniziare di nuovo.

lunedì 23 aprile 2012

Ninna nanna (1)

È vero, ho una raccolta di ninna nanne.
Mettiamola così, forse le colleziono, ma solo quelle belle, quelle che si attaccano da qualche parte e poi non se ne vanno più. Per intenderci, esattamente il tipo di ninna nanne che non mi fanno dormire. Ho deciso di presentarvele una ad una, dando loro un nome, un cognome e, soprattutto, una storia. Se avete voglia di fare lo stesso, sapete dove trovarmi.

La ninna nanna del contrabbandiere compare per la prima volta su Brèva e Tivàn, album firmato dalla Davide Van De Sfroos band, nel lontano 1999. Da allora l'abbiamo cantata in pigiama in salotto, in macchina, in viaggio e in luoghi lontani, ma sempre sentendoci a casa. L'abbiamo cantata intorno al fuoco con la chitarra e il fazzoletto al collo, l'abbiamo cantata sotto a un palco e perfino in chiesa. L'abbiamo cantata da soli e in coro. L'abbiamo cantata ridendo e piangendo, col cuore pesante e col cuore leggero.

L'abbiamo cantata tante volte e mai per addormentarci.
Qualcuno dice che abbiamo smesso di pregare le stelle e il sentiero,
altri dicono che - in un modo o nell'altro - non smetteremo mai.